Rassegna di recenti sentenze particolarmente rilevanti in materia di Amministrazione di sostegno

Tribunale Milano, Sezione 9 BIS civile,Sentenza 24 giugno 2016, n. 7887

interdizione - Amministrazione di sostegno - Interdizione - Differenze - Fattori alla base della scelta tra le

due misure

 

In ordine alla distinzione tra amministrazione di sostegno e interdizione, nonché alla scelta tra l’una e l’altra, il Tribunale di Milano con la sentenza in oggetto, ha statuito che la scelta tra l’una e l’altra misura deve tenere conto principalmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario: ad un’attività minima, estremamente semplice, e tale da non rischiare di pregiudicare gli interessi del soggetto, sia per la scarsa consistenza del patrimonio disponibile, sia per la semplicità delle operazioni da svolgere e per l’attitudine del soggetto protetto a non porre in discussione i risultati dell’attività di sostegno nei suoi confronti, corrisponderà l’amministrazione di sostegno. Diversamente si potrà ricorrere all’interdizione quando si tratta di gestire un’attività maggiormente complessa, ovvero nei casi in cui appaia necessario impedire al soggetto da tutelare di compiere atti pregiudizievoli per sé.

Nella fattispecie, tenuto conto che la persona interdicenda non era in grado di gestirsi autonomamente e di assumere decisioni consapevoli né relativamente alla  gestione della sua persona né della sua situazione economica, presentando una grave infermità di mente, se ne disponeva l’interdizione, non potendo l’amministrazione di sostegno garantire un’effettiva protezione dello stesso.

 

In senso contrario

 Trib. Modena, sez. II civ., 3 novembre 2016

La presenza di un ingente patrimonio in capo al soggetto da proteggere, non giustifica di per sé  la pronuncia di interdizione ma piuttosto la nomina di un amministratore di sostegno supportato da esperti e qualificati professionisti del settore.

 

Tribunale Treviso, Sezione 1 civile ,Sentenza 11 maggio 2016, n. 1258

Amministrazione di sostegno - Interdizione - Giudizio - Amministrazione di sostegno - Nomina - Presupposti

- Valutazione - Capacità residue

 

Con questa sentenza, il Tribunale di Treviso ha disposto che nel giudizio promosso per l’interdizione di un soggetto, il giudice chiamato a decidere se ne ricorrano i presupposti o se debba rimettere gli atti al giudice tutelare al fine di  disporne l’amministrazione di sostegno,  deve considerare che l'ambito di applicazione di quest’ultima misura protettiva va individuato con riguardo non al diverso e meno intenso grado di infermità ma alle residue capacità e all'esperienza di vita dallo stesso maturate; di conseguenza non si potrà  impedire all'incapace che abbia dimostrato di essere in grado di provvedere in forma sufficiente alle proprie ordinarie e quotidiane  esigenze di vita, il compimento di atti di gestione ed amministrazione del suo patrimonio, con il supporto di un amministratore di sostegno.  Ovviamente resterà affidato al giudice tutelare il compito di fissare le limitazioni da imporre alla capacità del beneficiario e i poteri dell'amministratore, in funzione delle concrete esigenze di protezione della persona e di gestione dei suoi interessi patrimoniali.

 

Tribunale Ivrea, civile , Sentenza 17 giugno 2015, n. 403

Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno - Riduzione dei margini applicativi dei sistemi

incapacitanti classici - Presupposti dell'istituto - Sistema di protezione elastico e non espropriativo

 

Con questa pronuncia il Tribunale di Ivrea espone chiaramente la natura differente dell’amministrazione di sostegno rispetto alle più drastiche misure dell’interdizione e della inabilitazione che, con l’entrata in vigore della  L. n. 6 del 2004 istitutiva, appunto,  dell’amministrazione di sostegno, hanno visto ridursi drasticamente la loro applicazione.

Il sistema si fonda sul principio di tendenziale capacità di agire della persona: il soggetto interessato deve

quindi ritenersi in partenza dotato di una piena e totale capacità d'agire, in relazione alla quale sono

ipotizzabili solo incapacitazioni funzionali e circoscritte. L'amministrazione di sostegno si delinea dunque

come un sistema di protezione elastico e non espropriativo, spostando in definitiva l'obiettivo della tutela

dai terzi al beneficiario: spesso, una pronuncia di interdizione, se da un lato è sicuramente più garantista per i terzi da un punto di vista economico, dall’altro appare eccessiva per chi la subisce, il quale si vede privato in toto della propria capacità di agire.

 

Tribunale Modena, Sezione 2 civile ,Sentenza 5 febbraio 2016

Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno - Presupposti per la misura protettiva -

Impossibilità gestionale- Rigetto

 

Non è attivabile la misura protettiva dell’amministrazione di sostegno nei confronti del soggetto che pur

essendo affetto da disturbo mentale lieve e, benché non goda di parenti che  possano aiutarlo, riesca a vivere da solo in una casa in campagna facendo fronte alle proprie esigenze di vita quotidiana supportato anche dai servizi sociali ed effettuando periodicamente visite e colloqui presso il C.S.M.  Ne consegue che, vista la patologia mentale di lieve entità, la capacità di far fronte al quotidiano  in considerazione dei pochi interessi anche economici del soggetto,   non  sia ravvisabile il requisito dell’impossibilità gestionale, quale presupposto della misura protettiva invocata.

 

Tribunale Lecce, Sezione 1 civile, Sentenza 3 novembre 2015, n. 5259

 

Amministrazione di sostegno ed interdizione - Amministrazione di sostegno - Interdizione - Presupposti e

differenze delle due misure

 

Con l’istituto dell’amministrazione di sostegno il legislatore ha inteso limitare in un’area residuale il ricorso

alle tradizionali misure di protezione dell’incapace, quali l’interdizione e l’inabilitazione. Nel caso di specie, il Tribunale, preso atto della effettiva patologia psichiatrica dell’interdicenda, non essendo però emersa in sede istruttoria alcun elemento da cui far desumere che l’ interdizione porterebbe ad un miglioramento delle condizioni di vita della stessa e/o una miglior protezione, ha ritenuto che la misura richiesta sarebbe eccessivamente afflittiva. 

 

@ 2017 Casa Carattini Gavazzi - Avvocati Associati, Parma, Emilia Romagna, Italia.