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Fideiussione nulla? Contratto su Modulo ABI? Alcune recenti pronunce delineano le ipotesi di nullità.

Una recente sentenza del Tribunale di Padova torna a fare chiarezza in materia di nullità della fideiussione. Prima entrare nel merito dell’analisi svolta dal Giudice veneto, è opportuno precisare che la nullità dei contratti di fideiussione di cui si tratta in questa sede è quella derivante dalla stipula di fideiussioni mediante l’impiego di moduli predisposti dall’associazione di categoria delle Banche italiane: l’Associazione Banche Italiane (ABI). Si tratta dei noti moduli prestampati di le Banche, ma non solo, si servono per prassi nella stipula dei contratti con la clientela. Nella specie, sul banco degli imputati è il modello ABI del 2003. Ebbene, entrando nel cuore del problema, si evidenzia come la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, sancì la non conformità di alcune clausole contenute nel predetto modello con l’art. 2, comma 2, lett. a, legge n. 287 del 1990. Tali norme, di cui la Banca d’Italia assumeva la violazione, sono state qualificate dalla giurisprudenza come norme imperative, posto che esse pongono, in sintesi, il divieto di intese anticoncorrenziali. Con lo stesso suindicato provvedimento, la Banca delle Banche ha ingiunto all’ABI di trasmettere alle imprese (rectius: Banche) aderenti allo stesso ABI un modello privo delle clausole incriminate. Naturalmente, si poneva il problema del trattamento dei contratti di fideiussione stipulati prima del provvedimento della Banca d’Italia sopra richiamato, anche alla luce del fatto che le fideiussioni hanno spesso vita lunga e le controversie possono insorgere anche a distanza di numerosi anni dalla data di stipula. La giurisprudenza prevalente, tende a ritenere nulle le clausole del Modello ABI 2003 qualificate dalla Banca d’Italia come nulle. Una delle prime sentenze sul punto è stata pronunciata dal Tribunale di Venezia (6 giugno 2016) il quale ha dichiarato la nullità delle clausole predette contenute in un contratto di fideiussione sottoscritto nel 1998 che, appunto, conteneva le clausole sanzionate dalla Banca d’Italia nel 2005. Ma quali sono le tre clausole? Eccole: a) “il fideiussore è tenuto a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo”; b) “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l'obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate”; c) “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall'art. 1957 c.c., che si intende derogato”.

La questione è di grande rilevanza, posto che è prassi che le banche chiedano garanzie personali ai soci di Società necessitanti prestiti, finanziamenti, ecc.

Inutile dire, peraltro, che il modello ABI del 2003, contenente le predette clausole, non concerne unicamente imprese. Certo, le imprese sono numericamente i soggetti più interessati dalla nullità delle fideiussioni. O meglio, i soci delle imprese lo sono, dato che, ovviamente, sono loro a prestare garanzie personali (fideiussioni per la maggior parte).

Anche la Corte di Cassazione si è pronunciata sul punto, segnatamente con la pronuncia n. 29810 del 12.12.17 in cui è stato precisato che le fideiussioni prestate a garanzia di operazioni bancarie (le così dette “fideiussioni omnibus”), predisposte sul modulo ABI, violano il divieto di intese anticoncorrenziali ex art. 2, L. 287/1990. Si tratta della legge meglio nota come “Legge Antitrust”.

Successivamente, si sono susseguite altre pronunce di pari segno. Tornando ora alla sentenza del Tribunale di Padova, Sezione Seconda, del 29 gennaio 2019, si rileva che in tal sede il Giudice ha optato per una scelta parzialmente diversa rispetto a quella operata dalla giurisprudenza precedente. Infatti, anziché ritenere nullo l’intero contratto di fideiussione, per contrarietà a norme imperative delle clausole sopra più volte citate, il Giudice ha dichiarato la nullità solamente di tali singole clausole. La Corte d’Appello di Brescia, così come quella di Milano, più o meno nello stesso periodo hanno deciso in termini con la sentenza padovana. Ciò non deve spaventare il fideiussore, posto che la nullità di tali clausole, in ogni caso, dà luogo a conseguenze a lui favorevoli. Infatti, il fideiussore che invochi la nullità della fideiussione e/o delle singole clausole in esame, avrà la possibilità di proporre opposizione all’ingiunzione di pagamento (decreto ingiuntivo) che la Banca dovesse ottenere. Ma vi è di più. Se la Banca ha segnalato alla Centrale rischi il fideiussore, questi, nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo, potrà anche svolgere, nei confronti della Banca, domanda riconvenzionale per il risarcimento dei danni che abbia subito a causa di tale segnalazione. Inutile precisare che la domanda risarcitoria troverà accoglimento solo in seguito all’accoglimento dell’opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca per nullità delle clausole contenute nella fideiussione.

 

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